La laguna veneziana

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Itinerari

«Sembra che con le vostre barche scivoliate sui prati… la vostra casa è sui canneti come quella degli uccelli… davanti alla porta delle case, fatte di vimini e canne, legate le vostre barche»; così scriveva Cassiodoro ai lagunari del tempo di Teodorico. In qualche angolo della Laguna (52 km di estensione lungo la costa adriatica e dagli 8 ai 14 km tra il mare e la terraferma per una superficie di 550 km2) si possono ancora avere le stesse impressioni.

Abitata dai camaldolesi sin dal 1212, l’isola [B]di San Michele [/B]fu importante centro spirituale e culturale. La sua attuale destinazione risale al 1837, quando venne unita alla contigua San Cristoforo della Pace che Napoleone aveva destinato a cimitero di Venezia. Il piazzale d’approdo, con pavimentazione a losanghe a due colori che ricorda le onde della Laguna, è delimitato dall’elegante facciata rinascimentale della chiesa di S. Michele e dall’attiguo convento. Bianche croci tutte uguali, rari monumenti e neri cipressi caratterizzano il cimitero, dove sono sepolti illustri personaggi, veneziani per amore, tra cui Igor Stravinskij, Sergej Djagilev ed Ezra Pound.

Con lo stesso vaporetto si giunge a [B]Murano[/B], la più popolosa fra le isole della Laguna settentrionale (5000 abitanti ca.), che deve la sua ricchezza al decreto della Serenissima del 1291, in seguito al quale, per allontanare dalla città il rischio di incendi, furono trasferite nelle cinque isolette che la compongono le vetrerie veneziane. Questa industria secolare ha plasmato, oltre a vetri ricercatissimi, anche il volto dell’isola: sul fronte verso la Laguna si allineano i retri delle vetrerie; il seicentesco palazzo Giustinian ospita il Museo dell’Arte vetraria; la fondamenta dei Vetrai, con l’opposta Manin, è il luogo d’insediamento delle prime fornaci. Divide l’isola un Canal Grande minore su cui affacciano dimore
auliche, modeste casette, palazzotti dell’antica borghesia mercantile, botteghe e laboratori del vetro. Al di là della fondamenta Giustinian, di fronte all’approdo del vaporetto, il palazzo Trevisan (1557) presenta una facciata dai caratteri innovativi, mentre rivolge al canale la sua splendida abside il Duomo, dedicato ai santi Maria e Donato, tra i più antichi (V secolo, ma ricostruito nel XII) e significativi esempi di architettura veneto-bizantina in Laguna. Dal ponte Vivarini o Ponte Lungo, in ferro, si scende sulla fondamenta cui dà nome il quattrocentesco palazzo Da Mula; da qui poco dista la chiesa parrocchiale di S. Pietro Martire, che accoglie due tele di Giovanni Bellini e un San Girolamo nel deserto (1566 ca.) di Paolo Veronese.
Mazzorbo fu luogo d’ozi per i romani di Altino. Oggi i pochi orti rimasti si raccolgono intorno alla chiesa di S. Caterina, edificio dalle sobrie linee romanico-gotiche.

L’isola è collegata da un ponte a [B]Burano[/B]: un nome solo per quattro isolette punteggiate di case variopinte e barche da pesca, che con i loro singolari cromatismi spiccano compatte fra le isole lagunari. Nonostante il consistente calo demografico, persiste qui l’esercizio dei mestieri storici quali la pesca secondo pratiche tradizionali e l’arte del merletto, fiorita sin dal ‘500 e rilanciata nell’800 con la creazione della scuola e del laboratorio tuttora operanti. Percorrendo via Galuppi si raggiunge l’ampio spazio di piazza Baldassarre Galuppi su cui affacciano la chiesa di S. Martino (XVI secolo),ornata nella navata sinistra da una Crocifissione di Giambattista Tiepolo (1725 ca.), e due edifici gotici, uno dei quali è sede del Museo del Merletto. Prossimo alla chiesa di S. Martino è l’approdo dei mezzi privati per [B]l’isola di San Francesco del Deserto[/B], folta di cipressi, che ospita un romitorio francescano duecentesco.

Dal policromo abitato di Burano la vista spazia a nord su alvei, barene solcate da canali, paludi e l’inconfondibile profilo di [B]Torcello[/B]. Culmine della Laguna nord,
quest’isola conserva le tracce di una città scomparsa per il progressivo impaludamento. Erede di Altino romana, l’importante centro cresciuto tra V e X secolo raggiunse persino i 20.000 abitanti, ebbe un vescovo, un porto, le saline, quando Venezia realtina non era ancora nata. Oggi è un’isola di orti che conta poche decine di abitanti e produce primizie e carciofi. Del nucleo urbano originario rimane solo il centro monumentale, spiazzo erboso intorno al quale sono disposti edifici emblematici della ricchezza e della civiltà artistica di un tempo: la severa cattedrale dedicata a santa Maria Assunta, risalente al VII secolo ma rifatta nell’XI, è preceduta dai resti del Battistero e da un nartece che la collega alla chiesa romanica di S. Fosca. Di straordinaria unitarietà stilistica e tematica l’apparato musivo realizzato tra l’XI e il XIII secolo. Accanto al Duomo, il campanile quasi Il tramonto su Pellestrina fa da sfondo alla silhouette di un pescatore in attesa davanti al suo trabucco In basso, la cortina colorata delle case di Burano, caratteristica isola di pescatori e vecchi merletti
16 Venezia/Laguna millenario segnala da lontano il luogo.

Insieme alla penisola di Cavallino e all’isola di Pellestrina, il [B]Lido di Venezia[/B] divide la Laguna dal mare Adriatico, allungandosi per circa 12 km. Con il traghetto si approda sul pontile davanti a piazzale S. Maria Elisabetta, da cui la vista si apre sull’isola conventuale di San Lazzaro degli Armeni. Da qui si dipartono via Sandro Gallo e il gran viale S. Maria Elisabetta, attorno ai quali si è definita la struttura urbanistica del centro moderno. Ma delle moderne località turistiche il Lido ha ben poco: residenza estiva dei ricchi veneziani che trascorrevano la villeggiatura nelle raffinate ville liberty che punteggiano il lungomare, fra ’800 e ’900 era altresì la spiaggia di quell’alta società mitteleuropea di cui alcuni alberghi conservano ancora gusto e nomi: si pensi all’Hotel Ungaria, al leggendario Grand Hotel des Bains, da decenni meta prediletta di artisti e intellettuali, al Grand Hotel Excelsior, in eccentrico ma ormai familiare stile moresco. Vicino sorgono il Casinò municipale e il palazzo della Mostra del Cinema che, ospitando ogni settembre il festival cinematografico, contribuisce a esaltare il magico dualismo del Lido, sospeso tra sognanti evocazioni retró e brillanti approdi nella mondanità. All’estremità nord-orientale dell’isola si staglia il convento di S. Nicolò; nella parte meridionale, oltre Malamocco, si estende la località turistica di Alberoni.

Al di là del porto-canale di Malamocco si sviluppa l’isola [B]di Pellestrina[/B], storicamente votata ad attività lagunari, quali pesca e cantieristica, e costellata di piccoli centri di antica origine che oppongono al mare i murazzi, ricostruiti dopo la mareggiata del 1966; la poderosa diga di circa 11 km, edificata fra il 1774 e il 1782, fu l’ultima grande opera della Repubblica al tramonto. Lasciato l’abitato di Santa Maria del Mare, si raggiunge la frazione di San Pietro in Volta. Su un allungato spiazzo alberato prospetta la parrocchiale di S. Pietro (X secolo), con facciata settecentesca. Proseguendo s’incontrano il borgo marinaro di Portosecco e la frazione di Pellestrina, la più popolata dell’isola, da cui una stradina sterrata conduce nella riserva naturale del bosco di Ca’ Roman, e quindi al molo nord del porto di Chioggia, estremità meridionale dell’isola.

Al di là del canale è [B]Chioggia[/B], una Venezia “popolana” in cui circolano le auto, che chiude il fronte lagunare sud. Con i suoi quasi 52.000 abitanti è il secondo nucleo urbano più grande della Laguna e si sviluppa su quattro isole principali. Presenta un’originale pianta a spina di pesce centrata sul rettilineo canale della Vena, dove un tempo alle case colorate facevano da contrappunto le vele delle barche da pesca; perpendicolari alla piazza e al canale, tante calli strette, con qualche campo o corte in cui riecheggiano chiacchiere e baruffe goldoniane in dialetto chioggiotto. Alla dorsale del canale della Vena corre parallelo corso del Popolo, asse di terra lungo il quale si sviluppa il centro insulare: animato centro civico e luogo di passeggio punteggiato da trattorie, ristoranti e caffè, assunse l’attuale importanza prospettica e visiva tra ‘600 e ‘700, quando vi si orientarono le fronti di molti palazzi. Percorrendolo da nord (entrando dalla Laguna si approda in piazzetta Vigo) si oltrepassano: la fronte barocca della chiesa di S. Andrea, affiancata da un isolato campanile veneto-bizantino; il portico in pietra d’Istria del Granaio (1322), sotto a cui ancor oggi si svolge il vivace mercato del pesce; l’ottocentesco Palazzo Comunale, diviso da uno slargo dalla chiesa della SS. Trinità (all’interno affreschi di Palma il Giovane). Si raggiunge infine il campo su cui prospetta il Duomo (XI secolo), ricostruito a seguito dell’incendio del 1623 su disegno di Longhena. Collegato al Duomo è il grazioso oratorio gotico di S. Martino (1392), interamente in cotto. All’altro lato della chiesa si apre il più suggestivo angolo di Chioggia: la verdeggiante Piazza Vescovile, delimitata da una balaustrata marmorea e chiusa sul fondo dal settecentesco Palazzo Vescovile.

Merita un’escursione l’isola di San Domenico da cui, dopo aver ammirato la chiesa omonima (dipinti di Carpaccio e Leandro Bassano), si può vedere l’ampio [B]litorale di Sottomarina[/B], con le sue lunghe spiagge assolate sul mare aperto.

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